Da questa mattina è stato lanciato un sondaggio on-line che vede sfidarsi i candidati della CDL alla Presidenza della Regione per il 2008. Il sito offre una breve presentazione dei cinque candidati: Roberto Antonione, Enzo Cainero, Edi Snaidero, Marzio Strassoldo e Renzo Tondo. Al momento l'autore rimane sconosciuto, ma il sondaggio in poche ore di attività ha superato i duecento voti. Misteri a parte, in sostanza i cittadini friulani hanno la possibilità di scegliere il loro candidato preferito proprio in un periodo in cui la partecipazione alle scelte della politica sembra troppo distante. Il sito offre anche la possibilità di rivolgere commenti agli sfidanti. L'indirizzo del sito è primarie.blogspot.com.lunedì 20 agosto 2007
Primarie del Friuli - Venezia Giulia
Da questa mattina è stato lanciato un sondaggio on-line che vede sfidarsi i candidati della CDL alla Presidenza della Regione per il 2008. Il sito offre una breve presentazione dei cinque candidati: Roberto Antonione, Enzo Cainero, Edi Snaidero, Marzio Strassoldo e Renzo Tondo. Al momento l'autore rimane sconosciuto, ma il sondaggio in poche ore di attività ha superato i duecento voti. Misteri a parte, in sostanza i cittadini friulani hanno la possibilità di scegliere il loro candidato preferito proprio in un periodo in cui la partecipazione alle scelte della politica sembra troppo distante. Il sito offre anche la possibilità di rivolgere commenti agli sfidanti. L'indirizzo del sito è primarie.blogspot.com.giovedì 9 agosto 2007
Indulto, un anno dopo
di Luca Galvanini
La legge 241/2006, approvata definitivamente il 29 luglio 2006, ha introdotto il diciottesimo provvedimento di indulto della storia repubblicana. A distanza di un anno è opportuno fare qualche riflessione su quel provvedimento.
Anzitutto osserviamo che quello dell’anno scorso è il primo indulto a essere concesso senza un contestuale provvedimento di amnistia. Mentre l’indulto è una causa di estinzione della sola pena, l’amnistia va a incidere anche sul reato. Di conseguenza, come segnalato già a novembre dal Consiglio Superiore della Magistratura, l’80% dei processi in corso "finirà nel nulla". La macchina della giustizia verrà intasata in maniera abnorme, poiché tutti i processi relativi ai reati "indultati" si concluderanno, in caso di condanna, con l’applicazione di una pena che verrà interamente condonata.
Un’altra incognita, poi, riguarda la tipologia dei reati che sono stati inclusi nel provvedimento. Non si comprende per quale ragione siano stati inseriti reati di particolare gravità quali omicidio, rapina ed estorsione, che minano pesantemente la sicurezza comune, oppure reati contro la Pubblica amministrazione, che riguardano una percentuale pressoché nulla di popolazione carceraria e che, quindi, non hanno assolutamente contribuito allo sfoltimento delle carceri (motivazione primaria del provvedimento).
Da ricordare anche le polemiche relative alla decisione d’includere anche il reato di voto di scambio mafioso (art. 416 ter cod. pen.). A febbraio il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso ha segnalato che sono 26 i politici e gli amministratori locali che risultano indagati per voto di scambio "ma tutte queste indagini sono destinate a concludersi per effetto dell’indulto". L’esclusione dell’art. 416 ter sarebbe stata non una decisione politica ma semplicemente una scelta di senso comune. L’ennesima occasione mancata.
Sulla base di questi ultimi punti si è rafforzata l’opinione secondo cui la legge sia stata il frutto di uno scambio politico parlamentare e che, invece di raggiungere un accordo chiaro sulla base di una maggioranza qualificata, ci siano stati episodi di condizionamento da parte di alcuni gruppi che hanno fatto pressioni per interessi lontani da quelli dichiarati.
Per quanto riguarda l’impatto sul sistema giudiziario è stato sicuramente un duro colpo che è andato a sommarsi ai problemi strutturali già esistenti. Problemi peraltro segnalati anche dal Consiglio d’Europa che, nell’ottobre del 2006, ha classificato il sistema italiano tra i peggiori del continente, segnalandone le "gravi carenze strutturali" e sottolineando che i ritardi della Giustizia "causano violazioni ripetitive dei diritti umani e costituiscono una seria minaccia al principio dello Stato di diritto". In Italia la durata media dei processi è pari a 35 mesi per il giudizio di primo grado e a 65 mesi per quello d’Appello, si attendono anche dieci anni per una sentenza definitiva.
La macchina della giustizia, inoltre, è gravemente indebitata: il fabbisogno delle procure perennemente più alto dei fondi disponibili, mancano i fondi per la benzina delle auto di servizio e per le spese di cancelleria e gli uffici acquistano a credito computer e carta. Il debito complessivo del Ministero della Giustizia ammonta a circa 250 milioni. Alla luce di questo drammatico quadro, si è deciso di applicare il beneficio anche alle pene pecuniarie. Sarebbe interessante ottenere una stima della cifra totale delle pene pecuniarie "indultate" per conoscere il totale dei soldi che non potranno essere reinvestiti nel sistema giudiziario.
Esaminando gli ultimi dati sappiamo che hanno goduto dei benefici del provvedimento 26.570 detenuti. La stima emessa dal Ministero della Giustizia, nell’invocare l’atto di clemenza, si aggirava intorno ai 15 mila detenuti. Una differenza notevole che, all’annuncio del provvedimento, avrebbe senza dubbio scosso maggiormente l’opinione pubblica.
Ultimo aspetto da considerare è appunto l’impatto sull’opinione pubblica nazionale. Dai sondaggi condotti dall’Eurispes è emerso chiaramente che soltanto il 14% condivide l’indulto nella forma in cui è stato realizzato e due italiani su tre sono contrari al provvedimento di clemenza.
Si riscontra, inoltre, che la legge sull’indulto ha indebolito la fiducia dei cittadini nella giustizia e ha aumentato il senso di insicurezza già diffuso. Nello specifico, la stragrande maggioranza degli elettori di destra e centro-destra (78,9%) esprime una netta contrarietà, ma l’avversione riguarda anche gli elettori di centro (69,5%) nonostante l’appello di Papa Giovanni Paolo II, che nel 2002 in visita al Parlamento italiano dichiarò:
"..senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società."
Appare evidente come l’appello del Romano Pontefice fosse strettamente legato alle condizioni di non vivibilità all’interno delle carceri, ma la portata complessiva di questo indulto ha investito situazioni totalmente estranee a quella problematica. Inoltre, risulta curioso il fatto che l’appello sia stato ignorato nella sua parte finale, cioè che non siano state disposte politiche di assistenza e reinserimento nella fase immediatamente successiva alla scarcerazione, in vista di un provvedimento di tali dimensioni.
Tra coloro che si riconoscono nell’area di sinistra o centro-sinistra, il 60% avrebbe preferito che l’indulto fosse applicato solo ad alcune tipologie di reato.
In conclusione il provvedimento di indulto, così formulato, non ci ha convinto come non ha convinto la stragrande maggioranza degli italiani. Sarebbe stato preferibile uno sconto di pena inferiore e un beneficio che non riguardasse le pene pecuniarie. Scelte diverse, relative alle tipologia dei reati, avrebbero potuto conferire al provvedimento quella responsabilità tanto menzionata in campagna elettorale da entrambi gli schieramenti.
domenica 5 agosto 2007
Per un dibattitto sulle Politiche Giovanili
di Fabrizio Anzolini
I giovani costituiscono una realtà soggetta a continui e repentini cambiamenti, una realtà in divenire caratterizzata da percorsi individuali molto più variegati che in passato. Oggi si può essere contemporaneamente studenti, avere responsabilità familiari, essere lavoratori o alla ricerca di un lavoro. Di fronte a questa realtà si è trovato il relatore di maggioranza della legge regionale per la “PROMOZIONE DELLA RAPPRESENTANZA GIOVANILE, COORDINAMENTO E SOSTEGNO DELLE INIZIATIVE A FAVORE DEI GIOVANI” e a questa situazione avrebbe dovuto dare delle risposte.
La legge, invece, si prefigge d’incentivare e agevolare la rappresentanza giovanile attraverso l’istituzione di un “Forum Regionale dei Giovani”, un’assemblea giovanile con funzioni propositive, consultive e di verifica che realizza il coordinamento e la collaborazione tra altre assemblee, i “Forum provinciali” e “locali”, la cui istituzione è prevista dalla stessa legge. Almeno ogni due anni, inoltre, dovranno svolgersi delle assemblee pubbliche, le “Assemblee provinciali” e la “Conferenza regionale”. Queste assemblee, definite come un’occasione d’incontro e di dibattito sulle questioni giovanili, si svolgeranno sempre con la “partecipazione ”dell’Assessore Regionale per le Politiche Giovanili il quale presiederà anche il “Comitato tecnico interdirezionale” (un ulteriore organo di consulenza, analisi e raccordo che dovrà essere costituito).
Ci chiediamo, a questo punto, se sia davvero necessario, per comunicare con i giovani, costituire tutti questi organismi e cercare di “burocratizzare” e “cristallizzare”, attraverso tanti forum, comitati, assemblee e osservatori (si prevede anche l’istituzione di un “Osservatorio sulla condizione giovanile”) un mondo che abbiamo constatato essere in continuo movimento e non più organizzato in modo standardizzato. Sorge spontaneo, inoltre, chiedersi se la pressante presenza dell’Assessore Regionale competente in tutte queste occasioni non possa finire per avere una funzione di controllo e incanalamento del consenso piuttosto che una vera e produttiva funzione d’ascolto e se non sia più utile che, anche a fronte di un minor numero d’incontri, possano parteciparvi tutti gli assessori e i rappresentanti della minoranza dimostrando il reale interesse della Regione per la condizione giovanile in Friuli Venezia Giulia.
La rappresentanza proposta da questa legge, in sintesi, sembra non tener troppo conto delle considerazioni fatte dalla stessa Commissione Europea nel Libro Bianco sulla Gioventù dove si evidenzia come “i giovani dimostrino una chiara volontà di partecipare e di influenzare le scelte della società ma secondo forme d’impegno più individuali e più specifiche, al di fuori delle vecchie strutture e dei vecchi organismi di partecipazione” rappresentate, aggiungiamo noi, dai comitati e dalle assemblee di cui abbiamo parlato sopra.
Per quanto riguarda le tematiche di maggiore interesse per i giovani, invece, ben pochi sono i riferimenti all’interno della legge. All’autonomia, una delle principali rivendicazioni dei giovani d’oggi, non si fa alcun riferimento e così nemmeno per quanto riguarda la questione del reddito e del lavoro. Lo stesso vale per gli scambi internazionali tra giovani la cui importanza, didattica e sociale, è ormai riconosciuta da tutti a tal punto che altre regioni vi hanno dedicato largo spazio trattando le politiche giovanili.
La grande novità di questa legge, infine, sarebbe la “Carta Giovani”, una carta tesa a consentire l’accesso, in forma agevolata, a iniziative, attività e servizi, rivolti ai giovani. Una carta che potrebbe essere meglio sostituita da convenzioni con gli organizzatori di tali iniziative e servizi evitando un’ulteriore spesa propagandistica sulle spalle del cittadino e la creazione di un clone delle già esistenti carte universitarie e delle secondarie superiori.
Chiediamo, in ultimo, di riaprire il dibattito su questa legge e di ripensare se possa essere veramente questo lo strumento per venire incontro alle esigenze dei giovani e per diminuire lo scarto crescente tra la gioventù e gli affari pubblici o si possano fare sostanziali modifiche guardando a un’organizzazione leggera della Regione che, siamo sicuri, non sta a cuore soltanto a noi. Chiediamo di tornare a discutere concretamente di “quote giovani” e rappresentanza giovanile, di agevolazioni per l’introduzione nel mondo del lavoro e di occupazione giovanile, di politiche “CON i giovani” e non più solo “PER i giovani”.
mercoledì 1 agosto 2007
Friulano a scuola. Dibattito sul disegno di legge n. 257
Si è aperto un dibattito attorno alla proposta di legge che prevede lo studio del Friulano a scuola e la possibilità di utilizzare il Friulano nell'insegnamento di tutte le materie. Pubblichiamo, di seguito, l'intervento di un nostro sostenitore.
Orgoglioso del Friulano ma sostenitore dell'Inglese
di Alberto Sattolo - Think-tank LA SVOLTA
Il disegno di legge 257 di cui si discute in questi giorni ha portato l’attenzione sull’uso della lingua friulana nelle scuole e in particolare sulla modalità di utilizzo in frangenti oggi assenti. Chi scrive parla da sempre friulano, è convinto assertore che solamente usandolo quotidianamente possa vivere e alimentare anche una cultura che dal punto di vista identitario è molto importante. Francamente però le proposte degli autonomisti che sembrano anche avvallate da una parte consistente della maggioranza in Consiglio Regionale hanno raggiunto posizioni davvero lontane dai tempi che viviamo.
L’uso del friulano come strumento per insegnare materie scolastiche come geografia e matematica a scuola è una proposta che mi vede contrario per diversi motivi. In primo luogo perché in una società aperta come la nostra, dove sempre di più è necessario imparare a muoversi agevolmente in Europa e nel Mondo questa proposta va nella direzione opposta in quanto impone regole che nulla hanno di liberale e che difficilmente servono ai giovani per imparare a destreggiarsi nella nuova economia globalizzata. Si tratta di un disegno di legge che ha una natura illiberale in quanto si vuole far prevedere l’adesione al friulano veicolare anche in situazioni minoritarie. Infatti i friulanisti sostengono di eliminare “la maggioranza all’unanimità” come condizione per adottare il friulano veicolare.
In secondo luogo questa non è certamente la strada per sostenere la nostra Regione dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Oggi è invece necessario dare maggiore spazio all’insegnamento dell’inglese nelle sue varie forme come quello tecnico e commerciale. E’ lì che dobbiamo investire per dare modo ai giovani di essere preparati alle future sfide nel mercato del lavoro.
La nostra economia saprà mantenere standard elevati e aumentare lo sviluppo della nostra Regione solo se si investe nelle risorse umane e nella Scuola ed Università. Investire significa permettere ai giovani di apprendere quello che realmente serve per permettere loro di essere competitivi nei prossimi anni.
A mio parere serve potenziare l’uso delle lingue straniere economicamente per noi importanti ( inglese e tedesco ) ma è necessario anche formare le nuove generazioni a sapersi confrontare in scenari di mercato sempre più difficili. Ecco allora che vanno promosse iniziative formative che promuovano sempre di più le tecniche più evolute di management, dal commerciale fino alla gestione del controllo di qualità sia di processo che di prodotto. Abbiamo bisogno di risorse umane che puntino all’innovazione. Per formarle abbiamo necessità di riservare rilevanti stanziamenti di bilancio, non sicuramente per sostenere l’insegnamento del friulano veicolare che non aiuterà di certo a dare un futuro prospero alla nostra Regione.
Dal punto di vista politico il disegno di legge sul friulano va a contrastare con i principi di tolleranza e di rispetto delle diversità, elementi basilari su cui si fonda una vera società civile e liberale. E ed è molto preoccupante che il dibattito politico si debba concentrare ancor oggi su queste tematiche quando abbiamo di fronte a noi molti problemi legati al futuro economico e quindi sociale della nostra Regione.
Problemi che vanno affrontati con urgenza e responsabilità coinvolgendo tutte le componenti della società civile, ma che oggi sono praticamente estranei dal dibattito politico. Dibattito politico che mi auguro veda in prossimità delle consultazioni amministrative regionali la comparsa di nuova classe dirigente, più vicina ai problemi della quotidianità e realisticamente più preoccupata del futuro della nostra Regione.
lunedì 23 luglio 2007
Incontro sulle Politiche Giovanili
Prima della pausa estiva abbiamo deciso di organizzare un incontro per discutere di politiche giovanili. Ci sembra importante manifestare la nostra contratrietà alla Legge Regionale della Sinistra (Legge n. 12/2007) approvata un paio di mesi fa. Una legge che prevede la costruzione di una struttura estremamente complessa che può avere come unico risultato quello di allontanare i giovani dalla politica. Abbiamo intenzione di analizzare con molta attenzione il testo normativo e creare uno spazio per dibattere su un tema che ci riguarda da vicino.
Vi aspettiamo martedì 24 luglio alle 19.30 al Bar Delser per dire NO alla legge della Sinistra!
venerdì 29 giugno 2007
Lettera aperta alla classe dirigente della CDL
di Fabrizio Anzolini
Finalmente, ieri, qualcosa è cambiato. Non sapremo, ancora per un po’, quale sarà la portata diquesto cambiamento e quali conseguenze avrà, ma la discesa in campo di Walter Veltroni a capo del Partito Democratico è destinata a segnare il corso della politica italiana o almeno quello della politica di questi ultimi anni.
La risposta del Centrosinistra alla presunta crisi della politica, ai sondaggi sulla sfiducia nelle istituzioni e nei partiti, al progressivo allontanamento degli apparati dalla gente, è stata chiara: un uomo nuovo per voltare pagina, una politica nuova (quella delineata ieri al Lingotto di Torino) per guardare al futuro e parlare alla società. Non sapremo mai quanto questa scelta sia stata imposta dalla situazione (le recenti sconfitte alle amministrative e le varie intercettazioni che avevano messo sotto accusa la classe dirigente del Pd) o sia stata veramente voluta ma quello che ci troviamo di fronte è un vero e proprio “colpo di reni” in grado di ribaltare la situazione e far cadere nel dimenticatoio scandali e pesanti finanziarie.
Quello che più ci preoccupa, però, sarà la reazionedei partiti moderati della Cdl che rischiano di mettere a nudo tutte le loro divisioni e la loro impreparazione di fronte alla sfida per il rinnovamento lanciata dall’altro schieramento.
Il processo innescato ieri consegna le chiavi del Partito Democratico a un uomo che ne vuole cambiare il volto e le politiche facendosi portatore di istanze rinnovatrici e progressiste mentre il Centrodestra, dal canto suo, era sicuro di uscire vincitore sia da una crisi che portasse a un governo istituzionale sia in caso di elezioni anticipate.
Non era mai stata considerata seriamente l’ipotesi che la nomenklatura di Ds e Margherita potesse fare un passo indietro e affidarsi al più popolare dei suoi uomini pur di tornare in testa nei sondaggi.
Tutto ciò, inoltre, sembra rispecchiare chiaramente la situazione del Friuli Venezia Giulia. Anche qui il Centrodestra avrebbe l’opportunità di gareggiare alla pari, se non addirittura di vincere (come mostrano i risultati delle politiche del 2006 e quelli delle ultime amministrative), ma si lascia consumare da innumerevoli divisioni e continua la corsa a “bruciare” qualsiasi candidato che riscuota buone possibilità e l’affetto della gente.
Mentre la “generazione Veltroni” avanza (sembra che l’unico possibile sfidante alla carica di segretario del Pd sia il giovane Enrico Letta) il Centrodestra pensa alla contromossa puntando, speriamo, al ricambio generazionale, a politiche liberali e riformiste, alla stesura di un programma condiviso con la base, ad aprire di nuovo il dibattito sulle primarie, uno strumento atto a ricompattarlo e a riavvicinarlo ai suoi elettori. Dimenticando il 2003, le rivendicazioni e i personalismi. O forse no?
lunedì 25 giugno 2007
Parlano di noi
Raccogliamo, di seguito, gli articoli apparsi sulla stampa che parlano di Nuovo Corso. Puoi cliccare sull'immagine per ingrandirla.
domenica 24 giugno 2007
Manifesto di Nuovo Corso
Tony Blair, Primo Ministro inglese dal 1997, ha iniziato il suo lungo mandato all’età di 43 anni. L’attuale leader dell’opposizione, il futuro candidato premier conservatore David Cameron, ha 41 anni. Negli Stati Uniti da qualche settimana è cominciata la campagna per scegliere il futuro candidato alle elezioni presidenziali del 2008; i due principali pretendenti democratici sono Hillary Clinton, per la prima volta una donna ha serie probabilità di vincere le primarie,e il giovane senatore di colore Barak Obama. José Luis Rodríguez Zapatero, l’attuale Presidente del Governo spagnolo, è stato eletto all’età di 44 anni mentre il primato per il Primo Ministro più giovane, almeno per quanto riguarda il Vecchio Continente, spetta alla Repubblica Ceca (Stanislav Gross fu eletto a 35 anni).
In Italia, invece, si è da poco conclusa una crisi di governo in cui hanno fatto da ago della bilancia gli ultraottantenni senatori a vita e il nostro ottantunenne Presidente della Repubblica. Tutto ciò a pochi mesi dalle ultime elezioni politiche in cui si sono confrontati Silvio Berlusconi e Romano Prodi, gli stessi due leader che si erano contesi la premiership dieci anni prima, nelle lontane elezioni del 1996.
Lo scenario è preoccupante; ancor più per chi crede che sia ancora possibile e necessario cambiare la politica italiana e rinnovare l’attuale classe dirigente. La “questione anagrafica” è sotto gli occhi di tutti e non perché si consideri poco importante il bagaglio di esperienza di chi ha costruito l’Italia di oggi ma per motivi più pratici e concreti: una classe dirigente troppo vecchia rischia di essere meno adatta a “gestire” e interpretare i rapidi processi di cambiamento della società contemporanea, meno capace di adattarsi alle nuove tecnologie e soprattutto meno coinvolta dai problemi del futuro, dai problemi che saranno dei figli dei giovani d’oggi.
In Friuli Venezia Giulia è appena stata approvata dal Consiglio Regionale la nuova legge elettorale con qualche attenzione alle “quote rosa” ma nessuna alla “questione anagrafica”. Ai Consiglieri Regionali, invece, si è voluto concedere anche la possibilità di essere eletti per tre mandati; icittadini rischiano di essere rappresentati dalle stesse persone per 15 anni di seguito.
Lo stesso Centrosinistra, però, annovera far le sue fila i 2 consiglieri regionali più giovani, il più giovane consigliere provinciale di Udine, il più giovane consigliere di Trieste e il più giovane segretario provinciale di partito.
Le emergenze politiche all’ordine del giorno, dalla riforma del sistema pensionistico e del welfare alle politiche ambientali ed energetiche, riguardano prima di tutto il futuro delle generazioni a venire ed è normale che in questi campi l’impegno di una classe dirigente meno vecchia sarebbe sicuramente superiore. Per chi ha cominciato a lavorare da pochi anni e per chi è appena entrato nel mondo del lavoro i tassi di rimpiazzo (ovvero il rapporto tra prima prestazione pensionistica e ultimo salario) delle generazioni che vanno in pensione ora saranno irraggiungibili, sembra che la pensione pubblica offrirà un rimpiazzo del reddito da lavoro del 35-40 per cento nei casi migliori, contro l’attuale 65-70 per cento.
Scelte decisive, come quelle sui rigassificatori e sulla politica energetica del nostro paese e della nostra regione, potrebbero cambiare radicalmente il nostro futuro prospettando scenari più o meno limpidi di fronte a noi. Lo stesso, ovviamente, vale per le scelte che riguardano il problema delle convivenze legittime e delle convivenze fra persone dello stesso sesso, tutte scelte che, seppur riguardino solo una piccola parte della popolazione, potrebbero cambiare il volto della società italiana dei prossimi anni. Allo stato attuale delle cose pare che i partiti più moderati e liberali dell’arco istituzionale frenino la formazione della nuova classe dirigente invece di agevolarla e aiutarla a crescere.
Com’è possibile che un paese ricco di risorse professionali, imprenditoriali, politiche e creative sia così frenato nelle sue potenzialità di sviluppo? Perché i partiti moderati e liberali non vogliono scommettere su forze più giovani e sulle nuove leve? Il ricambio generazionale è qualcosa d’intrinseco e di genetico per qualsiasi sistema politico. Agevolandolo, però, si permetterebbe la costituzione di una classe dirigente più responsabile e preparata. Cercando di rinviarlo si rischia solo di allontanare la gente dalla politica o di andare incontro a forti rotture con il passato come quelle dei primi anni novanta.
sabato 23 giugno 2007
Benvenuto
Abbiamo deciso di aprire questo blog per permettere a tutti coloro che ci sostengono di comunicarci idee, riflessioni e consigli sulla nostra attività.
Con questo utile strumento speriamo di poter interagire, in modo efficace, contando sulla partecipazione degli amici che condividono i nostri valori e intendono collaborare attivamente con noi.
Nuovo Corso si propone di avvicinare i giovani, e i meno giovani, all'interesse per la Società e per la Politica, attraverso il passaggio obbligato della "formazione".
Organizzando conferenze seguite da momenti di dibattito, ci proponiamo di creare spazi di informazione e, allo stesso tempo, di riflessione.
Riteniamo fondamentale che sia compito di ogni generazione stabilire i valori e le regole da porre alla base della convivenza civile.
Proprio per questo è indispensabile creare le condizioni per un ricambio generazionale che favorisca una società moderna e al passo coi tempi.





















